ZITTA TROIA

Se un uomo ti impedisce di parlare, di vestirti come vuoi, di mettere un paio di scarpe con il tacco, di ridere con qualcuno; se un uomo decide quando puoi uscire, dove devi andare, chi puoi vedere, con chi puoi parlare e infine chi devi essere…penso sia arrivato il momento di capire che la tua vita sta andando in pezzi…Devi ridare una forma alla tua vita…devi ristabilire i confini…e a volte devi mettere una fine…presto….prima che colui che ami in modo incondizionato ti distrugga. Non cambierà se è quello a cui stai pensando, non se non si farà curare da qualcuno…e contemporaneamente anche tu dovrai farti curare per stare bene con te stessa, ritrovare fiducia nella vita e quella luce dentro di te che lui ha saputo spegnere.

10 pensieri riguardo “ZITTA TROIA

    1. Vero….di questo si tratta e di questo parlo nel mio blog….Da certe dipendenze se ne riesce ad uscire talvolta valutando la devastazione che procurano….a volte è talmente forte la dipendenza e il vuoto che riesce a colmare che non ci si difende nemmeno dalla morte che lentamente procurano. La dipendenza affettiva poi se si impasta con una certa idea di amore come sacrificio di sé e si ammanta di bene…diventa ancora più difficile da combattere….autolesionismo…ne so qualcosa…tutto vero…Germano…tutto vero….

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  1. garbata amica virtuale, per quanto ne so io (e ti prego di prendere con le pinze ogni cosa che sto scrivendo), dalle dipendenze se ne esce capendo che te sei te, che sei unica e meravigliosa, tanto unica e meravigliosa da non potere permettere a nessuno di fermare la tua evoluzione.

    l’amore non è sacrificio di sé, questa è l’iconografia religiosa che è arrivata intatta fino a noi. ma non c’è dio, non c’è religione. dio sei tu. e quello che crei sperimenti.

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    1. L’ amore salva sempre. Il punto in questo caso è cosa significa amare. Lasciarsi massacrare di botte di atteggiamenti umilianti e denigratori non è amare l’ altro ma dipendere dall’ altro….restare nonostante tutto per non perderlo…ma così facendo l’ altro non solo non lo amiamo ma lo cristallizziamo nel ruolo del violento. Se è violento con noi…se ci distrugge, ci umilia, ci controlla ossessivamente, anche se dice di amarci non lo può fare perché ha dei problemi che il nostro restare nonostante tutto non risolverà. Amare in questo caso è restituire all’ altro la propria dignità negandogli la possibilità di umiliare se stesso in una brutalità bestiale e mettendolo di fronte alle proprie responsabilità in modo che possa affrontare i propri fantasmi con serietà. Se ci prestiamo a fare da pattumiera per gli aspetti non risolti dei nostri patner, questi aspetti rimarranno sempre irrisolti. Se decidiamo di riprendere in mano le nostre vite, se ci rendiamo conto di avere un valore che NON DEVE ESSERE CALPESTATO DA NESSUNO, se capiamo di meritare amore e felicità, mettiamo l’ altro nella condizione di non avere più uno ” spazio” relazionale in cui scaricare la rabbia ma di doverla affrontare.

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