LOVE IS NOT A LOSING GAME

È INCOMINCIATO UN NUOVO ANNO, INCOMINCIA LA TUA NUOVA VITA!

In questo articolo vi offro una galleria di donne che hanno vissuto un amore distruttivo e vampirizzante che ha tolto loro energie per vivere e per far crescere il proprio potenziale. Un amore che le ha trasformate in larve di loro stesse togliendo loro tutto, anche la speranza, spingendole o al suicidio o alla follia.
L’idea di base dell’articolo è che un amore degno di questo nome non porta a questo estremo e che se ti senti di essere intrappolata/o in un amore che ti sta togliendo tutto, devi cercare una via di uscita ORA!
A volte abbiamo bisogno di esempi per identificarci e prendere consapevolezza. Te ne fornisco alcuni, omaggiando queste donne meravigliose, esemplificative di una distruzione che coinvolge tante donne non famose che ogni giorno combattono la loro battaglia per restare vive e sane di mente. Non permettere che nessun uomo (o donna) ti riduca a un involucro vuoto, tu hai un valore incommensurabile, nessuno è come te, tu sei unica/o e speciale, non permettere che qualcuno ti convinca del contrario. C’è chi potrebbe argomentare che queste donne erano fragili e disequilibrate. Può essere. Ciononostante non si può negare che gli uomini che hanno incontrato le hanno duramente torturate nel lato più fragile della loro umanità, spingendole sempre più verso il baratro. C’è chi dirà che erano adulte in grado di scegliere. Un argomentazione debole perché una certa tipologia di amore è intessuta di fitte trame che imprigionano come una ragnatela che non lascia scampo. È possibile una via di fuga, ma la prima cosa per poterne uscire è riconoscere di avere un problema, e poi cercare aiuto, parlarne e non nascondersi. A volte vale più un amico che cento analisti ma è difficile trovarne. Io e te caro lettore non ci conosciamo, ma se stai vivendo qualcosa di simile a quello che racconto in questo blog io ti posso capire. Anche se non ti conosco ti scrivo e ti dedico tutta la pazienza e l’attenzione di cui hai bisogno. Ricordati: tu puoi uscirne.

CAMILLE CLAUDEL (1864 – 1943)
Camille è una scultrice di talento. A 18 anni cerca un maestro che le possa insegnare l’arte della scultura. Il suo maestro sarà Rodin, 43 anni, sposato con una donna che non lascerà mai. Rodin si innamora di Camille che vede in lui il Tutto a cui aspira: amore, arte e passione. Si lancia senza indugio in una relazione amorosa appassionata, tormentata dall’insicurezza che le procura la presenza dell’altra donna. Rodin dice di voler lasciare sua moglie, ma di fatto non lo fa, frustrando il bisogno di esclusività di Camille. Dopo molti anni Rodin improvvisamente interrompe la relazione. Camille impazzisce, smette di scolpire, viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico, morirà sola ed estremamente povera.

DORA MAAR (1907 – 1997)
“Pablo è uno strumento di morte. Non è un uomo, è una malattia, non un amante, ma un padrone”
Fotografa, modella, pittrice, Dora si innamora del grande Pablo Picasso. Lui la ritrae dicendo di lei: “Dora per me è sempre stata una donna che piange, è importante perché le donne sono macchine per soffrire“. In effetti molte delle donne che si sono innamorate di lui hanno sofferto molto e si sono suicidate o sono impazzite.
Lei ventottenne si innamora di lui cinquantatreenne, sposato e con’altra relazione extraconiugale in corso. Le umiliazioni che infligge a questa anima nobile e sensibile, da tutti definita intelligentissima, nei quasi nove anni di relazione, fanno pensare all’attrazione e insieme al panico che lo specchiarsi nella nevrosi di lei produceva in lui. Faceva leva sui risvolti masochisti di lei per praticare un sadismo che forse placava antiche personali ferite. 
Dora aveva già sofferto di un amore distruttivo con il precedente amante, Bataille Georges un filosofo che pensava che il motore del mondo fosse l’erotismo. Un uomo estremo, seminarista mancato, che dichiarava che il bordello fosse la sua nuova chiesa. Un uomo che prendeva senza mai dare e imponeva una sottomissione cieca alla richiesta di affetto del suo interlocutore femminile. Dora era docile e sottomessa ai suoi voleri ma sempre più ferita e disperata. Abbruttita dalle estreme richieste sessuali e dall’erotismo spinto senza mai un ritorno di dolcezza. Riuscì un giorno dopo anni di modi bruschi e violenti ad allontanarsi da colui che amava pazzamente. Ed è in questo momento di estrema fragilità che la donna intelligente dagli occhi profondi e tristissimi incontra il suo nuovo aguzzino.
Gli anni della sottomissione a Picasso la portarono ad accettare tutto ciò che sembrasse ragionevole al suo padrone: tradimenti, umiliazioni, sparizioni improvvise; e ovviamente Dora smise di essere Dora, la fotografa, la modella, l’intellettuale e impiegò tutta la sua intelligenza e tutta la sua poliedrica complessità per aderire completamente alla volontà del suo dio umano. In un ultimo tentativo di svincolarsi dall’onnipotenza del suo amante, Dora organizzò una propria mostra fotografica che lui boicottò rubandole la scena, «entrando con le movenze di tango e facendo volteggiare il cappotto come farebbe un matador con la muleta». Diventò così l’attrazione principale e la stampa parlerà solo di questo. Uno schiaffo enorme per la fotografa.
Ma la donna che ama il suo aguzzino torna da lui e gli urla addosso: Tu sei il diavolo» e lui: «Se io sono il diavolo, tu sei l’angelo uscito dalla brace. Per ciò sei la mia sottomessa». La sottomissione, un tema di cui parlerò in un prossimo articolo, fu la grande tentazione di Dora e la sua rovina. Il desiderio di essere totalmente di qualcuno perché probabilmente non si è mai appartenuto a nessuno, fa perdere i confini del sé per ritrovarsi nullificati nell’altro. Ma il dolore dell’essere sottomessa ad un uomo che non le restituiva mai amore e affetto la consumerà fino a chiedere aiuto al più grande psicoanalista del tempo: Lacan, che la farà internare in un ospedale psichiatrico in cui verrà sottoposta a diversi elettroshock.
Dora morì sola in un convento di suore in Provenza e una delle sue ultime dichiarazioni fu “Dopo Picasso solo DIO”


SILVIA PLATH ( 1932 – 1963)
“Senza di lui, non posso che odiare me stessa”
Scrittrice e poetessa di talento Silvia cercava disperatamente una sola cosa : l’amore di suo marito Ted Hughes, poeta e scrittore a sua volta. Un amore malato il loro che nutriva l’uno del dolore dell’altro. Alcune lettere di Silvia parlano di minacce e percosse da parte del marito che intratteneva relazioni extraconiugali senza preoccuparsi della disperazione che procuravano nella moglie. L’unica cosa che desiderava, di fatto l’ha distrutta giorno dopo giorno, gravando su una fragilità e una sensibilità che se accolta e fatta fiorire avrebbe fatto di Silvia una donna meravigliosa e realizzata. Silvia a fine rapporto, svuotata di sé, tradita e abbandonata scrive allo psichiatra:
“Gli altri uomini sembrano formiche se paragonati a lui. Non sono attratta fisicamente da nessun altro. La mia anima e la mia mente sono inestricabilmente legate a Ted. Sento di condurre una vita indipendente – lavoro, scrivo, ho la mia arte e la mia reputazione, i miei bambini – eppure questi mi sembrano meri sproloqui se non posso credere in lui ed amarlo.”
Silvia si toglierà la vita nel 1963 asfissiandosi con la testa nel forno a gas, badando bene che i bambini non fossero coinvolti e lasciando loro pane e burro da mangiare.
A distanza di 6 anni anche l’altra donna dell’ex marito si suicidò nella stessa maniera coinvolgendo però nel suicidio anche la bambina più piccola.

MARIA CALLAS  (1923 – 1977)
“Fu come se avessi preso un colpo in testa, è disgustoso, cercherò di mettere ordine nella mia testa dolorante, e di sopravvivere. Per lui ho abbandonato una carriera incredibile, in un mestiere difficile; è facile dire niente rancore. Prego Dio per superare questo momento. Se cerco un principe azzurro? Spero di incontrare un vero uomo che mi accetti per quello che sono.
Mi ha fatta diventare un suo animale domestico. È un porco. Mi ha tradita”
Maria Callas, un soprano di fama internazionale spense la sua voce e la sua esistenza fra le braccia scostanti e violente di Onassis che a lei preferì dopo anni di relazione la giovane Jacqueline Kennedy, vedova di John Fitzgerald Kennedy. Maria Callas entrò in depressione e non riuscì mai più ad uscirne completamente. La sua carriera ebbe un brusco arresto e morì si dice di crepacuore ma pare che gran parte della colpa del decesso fosse da attribuire ai tanti psicofarmaci di cui faceva uso per la depressione.

WHITNEY HOUSTON (1963 – 2012)
“Non riuscivo a fare nulla senza di lui”, confessò Houston a Oprah Winfrey durante un’intervista dopo la disintossicazione, parlando di Bobby Brown come della sua vera droga: Ero completamente dipendente da lui – disse – E pochi anni prima, pur avendo subito violenze dal marito, con tanto di denunce e segni evidenti di percosse, Houston aveva dichiarato pubblicamente: “Lui non è mai stato violento fisicamente ma solo psicologicamente”.
Cantante, attrice e regista Whitney perde se stessa in un rapporto d’amore malato e violento che la porterà all’uso di droghe e al deterioramento progressivo della voce e della sua carriera. Il meccanismo in cui la vittima si lega emotivamente a chi la sta manipolando, produce una miscela di paura e riconoscenza, sentimenti contrastanti che non lasciano scampo e che possono essere fatali per la psiche della vittima – a meno che non si individui seriamente e in tempo il problema per poterlo risolvere – ed è un meccanismo che spesso si instaura nei casi di violenza domestica. L’uomo che in più occasioni l’aveva umiliata e percossa le fa credere di essere una nullità e la spegne in una depressione che non le dà scampo.
È l’11 febbraio del 2012 quando viene trovata morta in una camera di albergo, annegata nella vasca da bagno. Eppure, nel corpo ci sono così tante sostanze, tra droghe e medicine, che fanno sembrare quell’annegamento non così tanto casuale.

AMY WINEHOUSE (1983 – 2011)
Mi sono innamorata di una persona per la quale sarei morta. Sento che in un certo senso l’amore mi sta uccidendo. Non sono niente senza mio marito. Lo amo così tanto che a volte fa male. Gli devo tutto. Senza di lui non sarei nulla. Non posso battere la droga senza di lui, è la mia roccia. So di aver bisogno di aiuto, ma Blake è l’unico che può aiutarmi, non voglio perderlo, non lo perderò”
Amy Winehouse, una cantante dalle doti vocali singolari ed eccezionali. La sua musica un misto di jazz, soul e rhythm blues. La prima donna inglese a conquistare Grammy Awards in una notte sola. Una cantante che ha venduto nel solo Regno Unito 3.982.571 album dal 2003 al 2011, si sente niente senza il suo amore, Blake Fielder Civil di cui si innamora nel 2005. Dopo un paio di anni si sposano e per stessa ammissione del marito nei sei mesi successivi al loro matrimonio lui la introduce ad ogni genere di droga.
Una forma di amore quello di Amy che vuole condividere tutto dell’amato anche il suo inferno interiore, per poi rimanerne intrappolata per sempre.
Entrano entrambe in riabilitazione. Oltre alle dipendenze Amy ha problemi di disturbi alimentari e autolesionismo, più in generale di depressione. Il matrimonio procede in una spirale di dipendenza e autolesionismo dal 2007 al 2009 quando i due arriveranno a divorziare. Ma Amy continuerà ad amarlo follemente fino ad essere denunciata per stalkeraggio dalla nuova compagna di lui, dalla quale Blake ebbe due figli.
La solitudine, la lontananza di chi le sembrava offrire un senso in una vita altrimenti vuota, la porterà ad abusare sempre più di alcool e barbiturici.
Amy fu trovata morta una mattina di luglio per overdose di alcool e barbiturici. Dopo aver tanto amato, fino a consumarsi e a perdersi nei fantasmi interiori del suo amato, è stata lasciata sola da tutti e sola è morta in una notte di luglio bevendo una quantità eccessiva di vodka fino ad entrare in coma.


5 pensieri riguardo “LOVE IS NOT A LOSING GAME

  1. L’amore, a volte, puo’ essere gioco perso. Ci vuole un coraggio incommensurabile per andare contro i propri istinti.

    Mi ha colpito molto gli ultimi anni di Plath, nonostante tutti i tentativi di suicidio, nessuno sentiva le gride d’aiuto – e quanto sia stato devastato il suo uomo quando ci riusci’.

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    1. Benvenuto paranoid…che nome inquietante!😊
      Dal mio punto di vista l’Amore vero costruisce e non distrugge, ciò che distrugge è qualcos’altro: sadismo, masochismo, desiderio di controllo, paranoia, dipendenza affettiva…l’elenco potrebbe essere più lungo e ogni voce contenere sotto categorie specifiche. Come esseri umani non abbiamo propriamente istinti, specialmente in ambito affettivo, ma inclinazioni. L’istinto in natura porta all’autoconservazione mentre l’inclinazione non è detto che lo faccia. Anzi, certe nostre inclinazioni ci portano in territori pericolosi, al limite della distruzione o dell’autodistruzione. Certe inclinazioni hanno origini lontane che se non indagate e armonizzate portano caos nella propria e altrui esistenza. Se un animale non può andare contro l’istinto perchè è vantaggioso che non lo faccia, un essere umano può e deve comprendere le proprie inclinazioni e se fanno del male a sé o ad altri padroneggiarle… fare tutto il possibile per armonizzare le proprie zone d’ombra. Conoscere l’inclinazione conoscerne l’origine, verificare se è dannosa per me o per altri e fare il possibile per disciplinarla per ridurre a zero l’impatto distruttivo di questa inclinazione possibilmente non reprimendola ma trasformandola in qualcosa di positivo e costruttivo. E che dire dell’uomo della Plath provo compassione per lui come ne provo per ogni essere umano e penso che quando non ci si fa carico per tante ragioni del dolore altrui è facile che quel dolore ci scorra dentro e ci distrugga.

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  2. Per quanto riguarda l’amore come gioco perso…se è vero Amore basato sul rispetto, la fiducia reciproca, la cura dell’altro, anche se ci si lascia e si soffre nessuno perde se stesso e perdere se stessi è l’unica vera grande perdita. Che cosa ci rimane se perdiamo noi stessi?

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  3. Quindi, una come Plath, Marr o Winehouse, come ne uscivano senza usare altre dipendenze o cadere in controllo ad ospedali psichiatrici?

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    1. Hai ragione a porre questa domanda e non ho risposte facili. So che alcuni uomini o donne più o meno consapevolmente sfruttano certe fragilità dei partner a loro esclusivo vantaggio e a detrimento della salute mentale dell’altro. L’idea del blog è cercare di capire certi meccanismi che giocano un ruolo fondamentale all’interno di di amori distruttivi. Il caso di Dora ad esempio è esemplificativo del fatto che spesso un soggetto che resta nonostante tutto in un amore malato in posizione di totale abnegazione e dipendenza probabilmente tenderà a ripetere quel tipo di attaccamento insicuro e disturbato. Penso che a seguito di un trauma amoroso serio in cui siamo stati vittime di un amore distruttivo in una posizione di totale dipendenza, dobbiamo fare un lavoro serio su di noi per cercare di capire il perchè? Qualcuno in rete sostiene di essere riuscito a farlo da solo. Io sto facendo analisi da parecchi anni…le ferite che ci portiamo dentro e che ci rendono personalità dipendenti sono spesso antiche e profonde. Necessitano di una cura attenta e di moooolta pazienza. Chi esce da rapporti distruttivi è distrutto…deve trovare letture, amici, terapeuti in grado di aiutare la persona a rimettere insieme i pezzi e piano piano ricostruirsi un’identità fondata sul sé e non sull’altro. E magari poi trovare una persona che ci ami in modo rispettoso e paritario come ogni essere umano merita di esser amato.

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