SUBMISSIVE

N.B. In questo articolo non parlerò della sottomissione alla cinquanta sfumature di grigio, quel tipo di relazione non esiste, è ridicola nel modo in cui viene rappresentata sullo schermo, per niente verosimile. Esistono relazioni di sottomissione solo in ambito erotico sessuale, ma non si tratta del tema di questo articolo. Qui vado a descrivere la sottomissione come forma particolare di dipendenza, come inclinazione dell’animo di alcune persone.

In un articolo precedente ho parlato della dipendenza affettiva.
In questo voglio parlarvi di quello che so di una forma di dipendenza particolare:
LA SOTTOMISSIONE.
Non ho la pretesa di esaurire nell’articolo un argomento tanto vasto, che ha tante sfumature quante sono le persone che vivono questa inclinazione. E mi scuso fin d’ora per l’approssimazione con cui si rischia di fare di tutta un’erba un fascio. Ho deciso di correre il rischio di perdere la “sfumatura” per il desiderio di condividere ciò che so sul “colore”, su ciò che accomuna chi vive questa inclinazione.
Abbiamo detto che una donna dipendente è una donna che non riesce a vivere senza l’uomo che dice di amare, che ne è dipendente come un tossicodipendente lo è dalla droga. Se non riceve la dose quotidiana, soffre come in una crisi di astinenza. Ci sono molti libri che parlano più o meno esplicitamente della dipendenza affettiva, uno che consiglio su tutti è “Donne che amano troppo” di Robin Norwood. Un libro illuminante.
Molti meno libri invece parlano della sottomissione, che è una forma di dipendenza affettiva con una sfumatura implicita di “masochismo”. La parola masochismo l’ho scritta tra virgolette perchè, anche se talvolta la sottomissione viene vissuta in una relazione che contempla pratiche di tipo sadomasochista, la sottomessa non cerca il dolore in sé come fonte di piacere, contrariamente alla personalità masochista.

Una donna sottomessa desidera una cosa solamente: appartenere totalmente all’altro, in una forma di amore idealizzato e simbiotico in cui il sé sparisce nell’altro così come la goccia nel mare. Questo è il suo piacere. Quando una goccia cade nel mare perde la sua individualità, i confini del sé. Questo è quello che desidera la sottomessa, appartenere all’altro senza confini e limiti, perdersi come fa la goccia nel mare. Per farlo dona all’altro quanto di più prezioso ha di sé: la propria libertà, la propria volontà. Fiat voluntas tua è il suo grido interiore, incondizionato; o forse l’unica condizione che pone e l’unico esito che si aspetta è appartenere totalmente all’altro, essere accolta completamente. L’ idea errata sottesa è che non ci può essere appartenenza senza sacrificio di sé. Che non si possa amare ed essere amati in modo reciproco e paritario. Perché la reciprocità e la parità implicano due individualità separate che si incontrano e si amano, la sottomessa invece aspira a diventare UNO con il suo amato ed è convinzione radicata nel suo essere più profondo che questo possa avvenire solo sopprimendo se stessa nel sacrificio e nel dolore. Ragion per cui la sottomessa spesso è incline a desiderare di essere sottoposta a situazioni limite anche dolorose e umilianti, come prova del suo amore incondizionato, per dimostrare all’altro e ancor prima a se stessa che nulla è più importante dell’amato, nemmeno ciò che lei desidera o vuole. Non è il dolore che ricerca per una forma di eccitazione o di disinibizione necessaria a cedere il controllo e a godere, meccanismo tipico del masochista, ma come conditio sine qua non per raggiungere la Simbiosi perfetta, le nozze mistiche dell’anima, per le quali è disposta a sacrificare tutto, andando contro ad un naturale e sano principio di autoconservazione.
L’anima incline alla sottomissione cerca la fusione e ha un enorme vuoto interiore affettivo da colmare. Niente può riempire queste anime se non ciò in cui sono immerse, ma immergendosi perdono se stesse, vengono sopraffatte dalla volontà altrui. Sono anime che anelano all’infinito, ad un eterno grembo materno in cui sentirsi finalmente contenute e accolte e dove trovare la pace che non hanno mai avuto e dove sentirsi amate, anime che desiderano perdersi per trovarsi nell’altro.

C’è un’insidia in questa inclinazione dell’anima: nessun essere umano è capace di un amore così totalizzante e puro da accoglierle nel loro donarsi completamente, senza annientarle.
Queste anime infatti spesso attirano e sono attratte da uomini dominanti, ad esse complementari, che hanno spesso l’unico ed eccitante (per loro) interesse di esercitare un potere, un controllo sulla sottomessa. Uomini che cercano l’adorazione e l’adulazione che la sottomessa sa dare nel suo essere totalmente per l’altro. Uomini che amano sentirsi degli dèi ma che non sono affatto dio: né giusti, né buoni, né veritieri.
Uomini che divorano donne che per indole si fanno fagocitare.

La donna sottomessa infatti offre se stessa come in un pasto rituale sacro, il cui pensiero metaforico sottostante è: se mi divori io ti entro in circolo, faccio parte di te completamente.
Donne spesso forti, affermate sul lavoro, che nascondono però un nucleo fragile poiché spesso hanno vissuto un’infanzia in un ambiente affettivo deprivato e inadeguato, quando non abusivo e si portano dentro una ferita non curata per anni, che diffonde lentamente in tutto l’organismo i suoi umori velenosi e mortiferi.
La donna sottomessa ha un enorme desiderio di appartenere perché non è mai appartenuta a nessuno anche e soprattutto quando da piccola ne aveva più bisogno per sentirsi protetta e al sicuro, per costruire una positiva immagine di sé riflessa nell’amore che avrebbero dovuto offrirle incondizionatamente. Oppure ha imparato fin da piccola che appartenere è essere schiavizzata al desiderio dell’altro, al suo bisogno; che per essere vista e amata deve compiacere l’adulto che è volubile, scostante e che le getta in pasto poche briciole d’amore solo in cambio di sottomissione totale e incondizionata.
Due sono i meccanismi che portano ad avere un’indole incline alla sottomissione: un meccanismo riparatorio e un meccanismo imitativo, entrambi fanno riferimento ad un’infanzia in cui le figure genitoriali non sono riuscite a dare sicurezza, amore e contenimento alla persona.
Pur di appartenere totalmente a colui che ama, la sottomessa è pronta a tutto, per dimostrare al suo dominante, padrone, dio, amante che lei lo ama in un modo incondizionato. Non pone condizioni, non pone limiti, l’unica condizione che si pone implicitamente è che lui la ami. Ma spesso questa unica condizione è l’unica realtà che viene veramente disattesa. Ma la donna sottomessa farà di tutto per salvare nel suo cuore il suo padrone, addosserà a se stessa tutte le brutture da lui compiute, tutti gli atti aggressivi, sprezzanti, violenti, tutte le sparizioni improvvise, si darà la colpa per tutto, perché lui è da capire e da amare nonostante tutto, nonostante la lenta distruzione che opera. Dio non può essere messo in discussione.

Un uomo che ama veramente non chiede mai che la persona che ama annulli la propria libertà, la propria volontà.
Un uomo che ama non inghiotte, non mortifica, ma libera e dà vita. Una persona che ama non vuole esercitare un controllo, un potere, ma relazionarsi in modo paritario con l’altro perchè ha la consapevolezza di non essere infinito e di non essere Dio e per tanto ripone continuamente l’altro nella dimensione della propria dignità, evitando di farsi adorare per ciò che non è. Nessun uomo ti deve chiedere la tua libertà. Nessun uomo la vale. Nessun uomo ti deve divorare, fagocitare, inglobare in sé. Tu sei un essere prezioso, indipendentemente e al di là dell’altro. Se lasci che il tuo infinito sia finito perdendoti in esso finirai per perderti senza trovarti, perchè se cerchi l’infinito non è nel finito che lo troverai.

La sottomissione ha un che di mistico e di sublime. E le anime che la praticano come essenza di sé e non come gioco erotico, sono anime totalmente erotiche, in loro tutto è desiderio di amore e accoglienza. Ciò che sembra essere un vuoto è in realtà un pieno di amore che devono imparare a gestire direzionandolo in primis verso se stesse. “Ama il prossimo tuo come te stesso” recita il secondo comandamento dell’amore evangelico. Se non ti ami rischi di amare l’altro in un modo distruttivo per te e per l’altro che viene confinato da te a diventare una macchietta ridicola di uno pseudo dio sadico e perverso. Amore collusivo che riduce i soggetti ad essere un ruolo: vittima/carnefice, due ruoli ingrati che distruggono anziché costruire.
Liberati.

Legati ad uomo che non ti vuole schiava ma libera, che ama la guerriera che c’è in te e non la serva, perchè se sai offrire te stessa per amore, tu sei una donna forte e coraggiosa, una guerriera, che lotta contro paure e mostri che la maggior parte della gente nemmeno ha amai pensato possano esistere. Legati all’uomo che non ti lega e insieme a lui percorri la strada dell’amore verso te stessa e dell’amore reciproco che è fatto di luce e di pace e non di ombre sacrifici umani e dolore.

8 pensieri riguardo “SUBMISSIVE

  1. Ben scritto ed esaustivo! Ho letto il libro di norwood secoli fa e purtroppo soprattutto dalle nostre parti è ancora attuale. Non capisco davvero come si possa colmare i propri vuoti attraverso un’altra persona e accettare qualsiasi compromesso pur di non bastare a se stessi… tristezza

    "Mi piace"

    1. Siamo persone….esseri imperfetti….e così facciamo scelte sbagliate che rendono o ci rendono tristi….ma si può migliorare….capire e migliorare, per arrivare a fare scelte giuste che portino gioia a noi e agli altri…questo è ciò che conta…secondo me…

      "Mi piace"

      1. Sono assolutamente d’accordo, è che mi sento impotente davanti a queste cose, proprio ieri mi hanno raccontato di una persona che subisce violenze dal marito – tutti nel paesino lo sanno – e che non riesce a trovare la forza per reagire, da un punto di vista giuridico lei è la sola a poter fare qualcosa ma non riesce a trovare le forze. Sono meccanismi così delicati… proprio perché siamo così fragili…

        "Mi piace"

      2. Sono situazioni molto delicate…questa donna ha bisogno di aiuto…non deve essere lasciata sola….generalmente gli uomini violenti isolano le vittime per poterle distruggere meglio, lontano da scomodi testimoni…Esistono, associazioni, gruppi di auto mutuo aiuto…anche i blog come il mio (ce ne sono tanti) possono essere d’ aiuto oer parlare di cose che spesso si tengono nascoste per paura o peggio vergogna…Se qualcuno ha la possibilità di avvicinare la vittima il primo passo che va fatto è toglierla dall’ isolamento….

        Piace a 1 persona

      3. Immagino…spesso accade così…speriamo che chi la sta aiutando non molli la presa…quando siamo nelle sabbie mobili abbiamo bisogno di qualcuno che ci afferri saldamente e ci trascini fuori….un abbraccio….

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: