“PERFETTA DELIZIA”

C’è una certa filosofia da sushi bar “all you can eat” nelle relazioni sentimentali di alcune persone.
Si siedono sullo sgabello in attesa che il nastro incominci a girare portando loro i bocconi attesi. Il prezzo è fisso, l’idea è mangiare quanto più possibile, scegliendo i bocconcini più deliziosi e ben confezionati fra tutti quelli che vengono proposti.
Mentre mangiano chiacchierano, bevono, ridono, e il boccone viene ingoiato e poi un altro e un altro ancora, fino a pancia piena.
La “delizia” sta nel riempirsi di piccoli bocconcini uno diverso dall’altro, ma in fondo simili nel loro essere consumati distrattamente tra una risata a l’altra.

Non così nel sukiyabashi dell’anziano shokunin Jiro Ono, maestro del sushi.
Il locale è piccolissimo, solo dieci posti rigorosamente al bancone, per poter assistere alla magistrale preparazione delle venti portate insindacabilmente da lui decise.
Solo due pasti al giorno per dieci persone a pasto.
La prima cosa che una persona deve fare per sedersi su quegli sgabelli è aspettare, perchè la prenotazione ha tempi di attesa lunghissimi, anche un anno. Questo è valso al maestro la perdita di tutte le stelle Michelin tanto ambite nella ristorazione. Ma per offrire un servizio di assoluta qualità non c’è prezzo che il maestro non sia disposto a pagare. La sua passione, la sua arte e il dono che ne vuole fare all’avventore non hanno prezzo.
Chi si siede su quegli sgabelli ha la possibilità di vivere un’esperienza unica che richiede silenzio e concentrazione. Un’esperienza che va oltre il gusto e che scende in profondità per chi sa mettersi “in ascolto”.
Chi ci è stato, racconta di un’atmosfera silenziosa, meditativa; il locale ha poco a che vedere con quelli a cui siamo abituati, è più un monastero zen del gusto, bisognerebbe entrare con il desiderio di compiere un viaggio spirituale, non semplicemente di mangiare.
Ogni boccone è un dono che il maestro fa della passione che ha plasmato l’intera sua esistenza, in ogni portata c’è la ricerca della perfezione assoluta, dell’equilibrio fra gli elementi, della purezza della semplicità e della perfezione.
Pare che Jiro Ono con gli avventori non sia particolarmente socievole, ma credo che il punto sia di nuovo che cosa uno va cercando. Il maestro presenta e offre la sua arte, quello che di più profondo ha di sé, offre il risultato del lavoro di una vita, la sua visione del mondo, questo è l’essenziale di cui vuole omaggiare chi entra nel suo piccolo locale senza distrarre con altro che non sia il suo cibo, il suo prodotto artistico.
Il maestro indica la luna sta a te non guardare il dito.
Per poter vivere un’esperienza di gusto che sia spirituale e non solo fisica, non ci devono essere distrazioni. Pare che se qualche cliente si profuma in modo eccessivo, non viene ammesso nel locale.

L’esperienza che il maestro propone è più che la degustazione di un sushi fatto ad arte, il maestro dà la possibilità di fare un’esperienza di vita: scoprire in un boccone di cibo quell’equilibrio di sapori contrastanti, quell’armonia che fa di quel boccone un’opera d’arte e lo rende simile alla vita in cui l’unica possibilità di perfetta letizia è riuscire ad armonizzare i contrasti, trovare il giusto equilibrio tra gli opposti per generare nelle proprie esistenze bellezza e purezza.

C’è una certa filosofia consumistica nelle relazioni: mi va lo faccio…non mi va non lo faccio più… fa niente se a farne le spese è l’altra persona che investe del proprio emotivo. Del resto il Carpe diem oraziano tanto sfruttato dai predatori viveur di tutto il mondo, perde la tragica considerazione sull’inesplorabilità del futuro per diventare la filosofia edonistico-epicurea del qui ed ora, in cui la mia libertà gioca sull’unico campo dell’interesse e dell’utile personale dimenticando la responsabilità nei confronti del prossimo. Ho fame, mi riempio il più possibile di bocconi appetitosi, li consumo uno dietro l’altro indifferente a ciò che sono e a come sono stati preparati.

Jiro Ono è un maestro di vita che insegna l’attesa, l’attenzione al particolare, la capacità di sapersi concentrare sul presente assaporandone tutti gli aspetti di bellezza purezza e verità.
Il boccone non si consuma, si celebra con rispetto e devozione.
Questa è Perfetta Delizia.


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