SILENZIO

Il silenzio può essere un’occasione di ascolto.
Ci si trova davanti ad un vuoto e si attende ciò che deve accadere, dando significato al desiderio di ciò che vorremmo che fosse.
Il silenzio in fondo è un vuoto che risignifica, nell’attesa, il pieno di cui abbiamo bisogno.
Ma in alcuni casi il silenzio non è quello che dice di essere.
In alcuni casi il silenzio è pieno di rabbia, di disprezzo, di vendetta o semplicemente di angoscia. Il silenzio pieno è quanto di più rumoroso una persona possa incontrare nella sua vita. Il silenzio pieno è quello che viene imposto ad una persona dal proprio partner improvvisamente e senza spiegazioni.
Da alcuni viene usata come arma per ferire, da altri come rinforzo negativo o in altri termini come punizione per insegnare il comportamento ritenuto corretto e per disincentivare quello scorretto. Per alcuni è semplice corollario di fuga, di meccanismo difensivo di evitamento, quando l’angoscia in una relazione aumenta troppo d’intensità questi soggetti spariscono per potersi ricalibrare e mettersi in sesto.

Di fatto chi resta nel silenzio di qualsiasi natura più o meno distruttiva sia intessuto cosa fa?
SI ARRABBIA,ATTENDE, SI DISPERA.

Questi i sentimenti prevalenti ma intrecciati a tantissime sfumature.
Chi attende si domanda il perché di quel silenzio e a seconda della propria struttura di personalità tenderà più o meno a darsi la colpa e a scagionare o accusare l’altro. Qualsiasi movimento interiore accompagni l’attesa di una parola dell’altro, stare nel silenzio imposto non giustificato, è subire un trattamento ingiusto e doloroso.
Anche nella situazione di chi si trovi davanti al silenzio di un partner sinceramente angosciato e decisamente incapace in certi momenti di pressione emotiva di entrare in relazione, il trattamento del silenzio è quanto di più doloroso e ingiusto si possa trovare a subire una persona sinceramente innamorata. Perché chi subisce il silenzio non ha possibilità di controllo sulla situazione, perchè l’altro nel silenzio si chiude e lo nega. Non ha la possibilità di sapere la durata e il carattere definitivo o transitorio del trattamento e di conseguenza più è profondo l’investimento affettivo, più dolorosa sarà la chiusura silenziosa dell’altro.
Il silenzio annulla la coppia. È l’antitesi della coppia, che è dialogica per essenza.

Cosa possiamo fare?
Nel caso di un trattamento del silenzio operato da manipolatore o narcisista o di soggetto di cui sospettiamo questi tratti, il comportamento migliore in assoluto è CHIUDERE TUTTI I CONTATTI CON QUESTO SOGGETTO CHE È DISTRUTTIVO. Come faccio a sapere se il silenzio è una breve fase tollerabile di una relazione complicata ma normale o uno dei tanti segnali che mi fanno capire che il mio partner è un narcisista manipolatore?
Semplice, il narcisista manipolatore è un soggetto che si mette sempre al centro della relazione. Anche quando è amorevole e gentile lo fa perchè in voi si rispecchia e si ama, attraverso il vostro amore incondizionato ama ancora se stesso, rifornendosi di sentimenti di grandiosità che lo fanno stare bene, cerca gratificazione per se stesso, e quando non la ottiene, o quando osate metterlo in discussione per qualcosa, sparisce improvvisamente e vi punisce. Cerca di abituarvi ad agire come si aspetta, plasmando il vostro comportamento fino a rendervi adoranti e compiacenti, fino a farvi ingoiare qualsiasi parere contrario al suo. Il suo ego non permette un partner che dissente e nemmeno gli consente di lasciarvi andare con il vostro pensiero negativo su di lui. Cercherà di manipolarvi, di confondervi, di farvi sentire ingiuste, incapaci e di farvi credere che sia un miracolo che voi abbiate il suo amore, ma che se desiderare ricevere il suo amore prezioso dovrete comportarvi come lui vi chiede senza se e senza ma.
Se riconoscete in questa tipologia il vostro partner, scappate molto lontano da lui, anche se vi sembra impossibile vivere senza, vi dico che invece ce la farete, supererete tutte le bugie e le distorsioni della realtà che ha inculcato nella vostra mente. LUI è una droga dovete smettere di assumerla. E tutto si aggiusterà.

Se il silenzio è invece impartito da un soggetto a carattere evitante, in preda all’angoscia relazionale, avete a che fare con un partner complesso ma non cattivo. Credo che la bontà non sia un valore assoluto, che garantisce un’effettiva capacità relazionale, ma almeno è un buon punto di partenza. Questo uomo non ha la volontà di distruggervi; nel silenzio distrugge prima se stesso nell’angoscia, nel senso di inadeguatezza nei vostri confronti o nei confronti di qualsiasi relazione affettiva. Quest’uomo non vuole farvi del male, ma di fatto ve ne fa ogni volta che chiude, generando in voi confusione e ansia. Periodicamente quest’uomo ha bisogno di chiudere se stesso in una bolla riparativa dell’ansia che gli genera il rapporto di coppia, per ritornare da voi in uno stato mentale meno caotico. Semplificando: se per dialogare servono parole, queste persone talvolta per un sovraccarico di stress emotivo entrano in una fase ipercaotica che fa perdere loro la capacità di tradurre quello che provano in parole e ancor prima in pensieri. Il dialogo non è possibile fintanto che provano in se stessi questo tipo di agitazione.


La relazione con questi soggetti non sarà facile e lineare e sarà probabilmente sempre caratterizzata da momenti altalenanti e come tale confusivi. Chi vive una relazione con uno di questi soggetti credo che debba mettere in conto una buona dose di energia indispensabile a tenere viva la relazione nei momenti di chiusura riparativa dell’altro. Chi vive una relazione con uno di questi soggetti deve essere consapevole che ha a che fare con un soggetto con gravi compromissioni nella sfera emotivo relazionale che avrebbe bisogno di un aiuto psicoterapeutico per migliorare, aiuto che però probabilmente non accetterà mai di ricevere. Il setting psicoterapeutico è un setting relazionale e questi soggetti hanno problemi proprio in ambito relazionale quindi l’aiuto terapeutico è vissuto come ulteriore fonte di stress e per questo evitato il più possibile. Generalmente tendono a rivolgersi allo psicoterapeuta quando l’ansia sociale o le fobie di solito a carattere ossessivo compulsivo vanno ad incidere pesantemente sulla loro vita. A quel punto si decidono di aver bisogno di aiuto. Ma a quel punto è molto difficile l’intervento riparativo dell’analisi. Questi soggetti dovrebbero agire prima di perdere tutto a causa dell’ansia, dovrebbero muoversi al primo presentarsi dei sintomi distruttivi della coppia, proprio in funzione protettiva e conservativa.
Se il soggetto in questione non farà un percorso su di sé, probabilmente in voi che state con loro sorgerà una sorta di idea delirante, quella che accompagna spesso anche le donne che stanno con i narcisisti o i violenti. L’idea delirante che si insinuerà in ogni vostro fermo rimanere nella relazione nonostante tutto, è che il vostro amore sarà sufficiente a cambiare la situazione, a guarire l’altro nelle sue ferite più profonde, questo perchè probabilmente nel tentativo di guarire l’altro voi vi state prendendo cura e state cercando di guarire voi stesse da ferite simili, se non identiche.
NO, non succederà. L’amore non basta, perchè l’amore lascia liberi ed è nella libertà che si gioca la volontà dell’altro di migliorarsi, guarendo antiche ferite e limitando i danni di infezione delle stesse, per sé e per gli altri.
Possiamo amare una persona al di là delle sue difficoltà, nessuno penso si aspetti di innamorarsi di un uomo o di una donna perfetti, ognuno è portatore di difetti, ferite, complicazioni, ma a ciascuno è data la responsabilità di impegnarsi a modificare almeno tentativamente ciò che fa star male noi stessi e gli altri che ci stanno vicino.

L’amore può donarsi ma sta all’altro riceverlo e solo ricevendolo in libertà e volontà l’amore può operare un vero cambiamento.

2 pensieri riguardo “SILENZIO

    1. …se si valuta che è pieno di cose distruttive allora alla larga…ma non sempre come dici tu è pieno di cose non belle…bisogna vigilare e saper discernere…

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